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Il piede dell'anziano

L’allungamento della vita nei paesi occidentali, suffragata da molti dati, come quelli elaborati dall’ONU, indicano un aumento della popolazione ultrasessantenne (circa il 30 % della popolazione, e il 25 % della popolazione nei Paesi UE). Dati che fotografano un fenomeno ed esprimono la necessità di affrontare la situazione con politiche sanitarie lungimiranti. E proprio nell’ambito della gestione preventiva e terapeutica del soggetto anziano, viene sempre più rivolta l’attenzione alle problematiche podaliche e all’intervento podologico. E’ ormai universalmente riconosciuta la cosiddetta Sindrome del Piede dell’Anziano o FAS (Foot Aging Sindrome) con la quale si intende l’insieme di segni e dei sintomi a carico della cute e degli annessi ungueali del piede, soprattutto nelle persone ultrasessantenni. Per il podologo, riuscire a controllare i disordini podalici caratterizzanti la sindrome del piede dell’anziano significa non solo ridurre sensibilmente il rischio di caduta e l’incidenza di fratture, ma più in generale migliorare la qualità della vita dell’anziano. Tali disordini infatti, essendo per lo più associati al dolore, compromettono l’autosufficienza motoria fino a limitarne l’orizzonte relazionale, con gravi ripercussioni individuali e familiari. Un anziano che ha paura di stare in piedi e di camminare rinuncia a svolgere attività complesse come fare il bagno o la doccia, tagliarsi le unghie dei piedi, sbrigare le faccende domestiche, salire le scale, uscire di casa, fino a rinunciare alle più semplici abilità di base, come curare la propria igiene personale (lavarsi mani e viso, pettinarsi, vestirsi e spogliarsi, usare il bagno, il letto). E ancora le statistiche ci vengono in soccorso per una valutazione attenta della situazione: le cadute traumatiche e atraumatiche costituirebbero la sesta causa di morte per gli ultra 65enni.

 

Patologie podaliche più frequenti nella persona anziana


Ipercheratosi, genericamente indicate come callosità (calli o duroni) sono caratterizzate da un eccesso di cheratina, formatosi a seguito di forze fisiche agenti sulla cute: sfregamenti della calzatura, forza peso ripartita in modo anomalo a seguito di alterazioni posturali di varia origine. Ispessimento della lamina ungueale, conseguenza di microtraumatismi dovuti alla sua esposizione alla calzatura, per lo più imputabili a quattro motivi principali: alterazione dell’assetto digitale, maggiore rigidità dei raggi metatarso-falangei, utilizzo di calzature incongrue, riduzione dello spazio all’interno delle calzature causato da presenza di tutori od ortesi plantari inadeguate.

Onicopatie, come l'onicocauxi, onicogrifosi, onicocriptosi e l'onicofosi La risoluzione di tali problematiche ancora oggi privilegia l’intervento chirurgico ignorando la soluzione podologica che si caratterizza per i seguenti aspetti: intervento ambulatoriale, assenza di anestesia, indolore, non assunzione di farmaci analgesici o FANS, immediato utilizzo della calzatura, immediato miglioramento della deambulazione.

 

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